Soldi del Santo, conto on line gestito con superficialità

Nel processo per la truffa al Santuario di San Francesco di Paola sentito l'ex economo, padre Franco Russo. “Non avevo accesso al conto. Non mi sono interessato di quei soldi”.

PAOLA – Il processo sulla truffa al Santuario di San Francesco di Paola rischia di ingarbugliarsi.

Traspare superficialità nella gestione del conto on line. E molti omissis e dichiarazioni non chiare rese dall’ex economo, padre Franco Russo, che sostiene di non aver mai posseduto le credenziali per entrare e gestirlo. “Le aveva di sicuro il legale rappresentante (…). Non io”. Parole che forse potrebbero essere chiarite nella prossima udienza del 10 febbraio quando testimonierà l’allora provinciale padre Rocco Benvenuto.

Un conto vincolato per il V centenario della beatificazione del Santo i cui soldi “dovevano rientrare nella gestione ordinaria. La crisi – ha affermato il frate in aula – ci aveva portato ad avere bisogno di un po’ di liquidità anche per la manutenzione dell’immobile e altro”, e ha aggiunto “solo una volta il nostro padre generale chiese di dare una situazione economica sia del Santuario che della provincia monastica e noi producemmo non solo, diciamo, in dettaglio dov’erano i soldi e quanti soldi erano ma anche gli estratti conto di ogni posizione. Chiesi a Cedolia anche di IwBank, di produrmi un estratto conto”. Fu la prima e ultima volta. E stiamo parlando del settembre 2008.

“Di questi soldi non mi sono interessato più di tanto” ha spiegato ai giudici padre Russo. Lo farà solo ad ottobre 2012: “Quando stavo per chiudere la cassa come economo”. E aggiunge “quando ho avuto questo dialogo non ricordavo che c’era stato un lascito, proveniente dagli Stati Uniti, di 470 mila euro, che avevamo dirottato, proprio per quella discrezione, su questo conto”.

La sua nomina ad economo è avvenuta senza che lo stesso avesse conoscenze di base. Non aveva mai ricoperto la carica: “In quel momento ero educatore dei liceali”. Un riferimento ai conti correnti aperti facenti capo al Santuario: “Circa una decina”, distribuiti tra diversi istituti di credito.

Ma le domande al vetriolo sono state quelle dell’avvocato Carratelli “qual era la situazione dei conti correnti? Tutti i conti correnti che saldo presentavano”? Padre Russo riferisce: “4 milioni di euro circa“. Dalle dichiarazioni emerge che c’erano 2milioni di euro circa sul conto on line, ma non sono stati spesi per i festeggiamenti del V centenario. “Poi decidemmo, come comunità, di non fare molto, di non spenderne molti”. Chiude il presidente del collegio: “Ma lei, in qualità di economo, doveva sovrintendere a tutti i conti correnti oppure c’erano dei conti che non erano sottoposti alla sua vigilanza e sottoposti ad altri confratelli”? Padre Russo conferma che doveva vigilare. Ma è evidente non lo ha fatto. Perché?

C’è anche un caso curioso emerso in fase processuale. A fornirlo è padre Giovanni Sposato, più preciso e puntiglioso di padre Russo, e sentito insieme a lui: “Mentre io e la banca interagivamo nei destinatari, c’era anche un’intera casella di posta (ex conventuale@gmail.com) un indirizzo che non conoscevo. E da quel momento chiesi di non mandare più nulla allo stesso in quanto il sottoscritto era l’unico interlocutore”.

Infine è emerso che Muselli, imputato nel procedimento, ha restituito al Santuario 30 mila euro, somma che corrisponde esattamente a quanto da lui ricevuto.

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