Sanità negata, le persone ai sindaci: “Riconsegnate le fasce”

Politica locale inabile a riaprire l'ospedale di Praia. I sindaci si riuniscono ma c'è chi chiede di riconsegnare le fasce tricolori. Ricordate il precedente “Peppe Greco”? EDITORIALE

MANDATE UN MESSAGGIO FORTE ALLO STATO – Cari sindaci, riconsegnate le fasce tricolori. Rimettetele al prefetto di Cosenza. Create il disagio. Fate in modo che l’opinione pubblica nazionale si accorga di quanto è successo negli ultimi 4 anni nella sanità dell’Alto Tirreno cosentino. Mandate un messaggio forte, reale e concreto dopo che le innumerevoli vostre riunioni non hanno prodotto nulla.

Un pensiero, quello espresso sopra, che corre di mente in mente, di bocca in bocca a molte persone che in questi giorni hanno seguito con attenzione gli ultimi sviluppi della sanità locale. Il commissario Scura ha ridisegnato per l’ennesima volta la rete di assistenza, riaprendo l’ospedale di Trebisacce e confermando Praia a Mare sede di una Casa della Salute.

UN PRECEDENTE – Riconsegnare i mandati popolari. Una soluzione che ha un precedente (fallito, ndr). Ricordate Peppe Greco? È l’ex sindaco di Buonvicino che nel 2012 propose ai suoi colleghi di riconsegnare le fasce di primo cittadino al prefetto di Cosenza per protestare contro la riconversione dell’ospedale di Praia a Mare in Casa della salute. (al tempo, ne abbiamo parlato qui)

Cosa seguì a quella proposta è storia nota. In sintesi alcuni sindaci si dissero d’accordo con il buon Greco (qui). Altri invece no, e lo esternarono chiaramente. (e qui)

Poi, si tenne una riunione tra i primi cittadini. La fecero in una stanza dell’ospedale praiese. A porte chiuse. Dalla stanza, al termine, uscì Greco che parlò agli organi d’informazione che erano rimasti ad aspettare fuori, tollerando una riunione “privata” in un luogo “pubblico”. Nulla di fatto. I sindaci decisero che non era quella la giusta strategia. Che privi della stoffa tricolore non potevano dispiegare la necessaria azione per cambiare le cose.

Era il marzo 2012. Sono passati 4 anni esatti ed è sotto gli occhi di tutti cosa, quella necessaria azione, abbia prodotto.

OGGI COME IERI – Tanto per mettere alla prova la nostra memoria oggi, sabato 5 marzo 2016, abbiamo incontrato Peppe Greco che, nel frattempo, ha dismesso i panni di sindaco, non ha cariche politiche o amministrative e dedica il suo tempo al lavoro e agli affetti nella sua Buonvicino.

“Sì – ci ha confermato – ricordate bene. Lo feci allora e lo rifarei oggi. Anche oggi mi sento di dire ai sindaci di questo territorio: riconsegnate le fasce tricolori”.

Perché? Abbiamo allora chiesto. “Perché è l’unico modo per essere ascoltati, presi in considerazione. Ma oggi come allora non parlo di dimissioni a parole, formali. Mi riferivo e ancora mi riferisco alla procedura ufficiale prevista in questi casi, con dimissioni presentate in consiglio comunale e mandato rimesso nella mani del prefetto. Vi immaginate? Il rappresentante territoriale del Governo che di punto in bianco si trova a dover inviare dai 15 ai 20 funzionari a colmare il vuoto amministrativo! A parte che non saprebbe dove reperirli, passerebbe immediatamente la palla a Roma”.

Dottor Greco – domandiamo ancora noi – perché quella riunione non ebbe esito positivo? “Non tutti, alcuni dei miei colleghi di allora mi diedero del pazzo. Dissero che non ci pensavano affatto a cancellare l’esito di votazioni più o meno recenti e a correre il rischio che alle prossime elezioni avrebbero potuto vincere le opposizioni. Così andò allora e credo che allo stesso modo andrebbe oggi. Aggiungo che questo genere di atteggiamento, il fatto di riunirsi, pianificare strategie, fare viaggi in Regione non solo è inutile. Le posso dire che ai piani alti è visto con favore perché ritenuto un utile modo per far passare il tempo, per far calmare le acque agitate. Io sono convinto della buona fede del presidente Oliverio, che so essere in evidente rottura con Scura. Ma perché, ad esempio, Magorno non si è espresso su quanto accaduto? Sono tutti indizi che confermano una tesi ormai sotto gli occhi di tutti. Questo territorio non ha un peso politico da spendere in casi come questi. Evidentemente dalle parti di Trebisacce le cose stanno diversamente, bontà loro. La verità è che noi non contiamo. Ed è vero pure che la politica assume questi atteggiamenti sopra le nostre teste, sulla pelle dei cittadini”.

Come a dire – aggiungiamo noi – che non c’è un reale interesse alla vicenda. Non è una questione di salute. È solo una questione politica. Di pesi elettorali. Ed è in queste condizioni che si vorrebbe riconsegnare la sanità alla politica calabrese togliendola dal regime di commissariamento.

LA PROTESTA – L’unica – noi ne siamo convinti – è protestare. Ma seriamente. Il fatto che i sindaci mostrino unità è una cosa che vediamo favorevolmente. Ma crediamo che le persone, i cittadini, vogliano che gli amministratori si occupino di fare strade e piazze sicure per ospitare cortei di protesta. Si occupino di questo. Le proteste le lascino ai cittadini. Protestino insieme ai cittadini, da cittadini. Con loro pretendano che chi di dovere venga sul territorio a confrontarsi con le esigenze della gente. Non siano loro ad andare nelle stanze dei bottoni.

Ma anche i cittadini devono mostrare gli attributi. Da queste pagine non siamo mai stati accomodanti sui risultati delle proteste pro-ospedale. Sono state poche e poco partecipate. Ricordate? Centinaia di manifestanti in luogo di migliaia. È sempre passato il concetto: “Sono loro stessi, i cittadini, i primi a cui non importa nulla dei propri diritti”.

One Response to Sanità negata, le persone ai sindaci: “Riconsegnate le fasce”

  1. Piero Suriano mar 6, 2016 at 03:08

    Forse avere tre ospedali vicini e malfunzionanti (Praia, Cetraro e Paola) è un po’ troppo per le casse e la salute della disastrata Calabria. Sarebbe meglio averne uno grande ed efficiente verso le reali esigenze dei propri cittadini.

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