San Sago, annullata l’ordinanza di chiusura

La decisione del Tar Calabria: ordinanza del sindaco Pasquale Lamboglia illegittima. Fondato ed accolto il ricorso di Ecologica 2008. Nulla ora ostacola la ripresa delle attività.

TORTORA – Il Tribunale amministrativo della regione Calabria con propria sentenza ha annullato l’ordinanza di chiusura dell’impianto di San Sago.

Le motivazioni della decisione presa nell’udienza del 18 dicembre scorso sono state depositate solo ieri. In definitiva, il Tar ha accolto il ricorso presentato da Ecologica 2008 Srl per annullare l’ordinanza del sindaco di Tortora per la “chiusura impianto di eliminazione rifiuti pericolosi e non ubicato in località San Sago”.

L’atto – lo ricordiamo – rappresentava l’ultimo ostacolo alla ripresa delle attività del depuratore di liquami della frazione a due passi dal fiume Noce e oggetto negli anni di alcuni procedimenti giudiziari.

I giudici Guido Salemi, presidente, Emiliano Raganella, referendario estensore, e Raffaele Tuccillo, referendario, hanno ritenuto fondato il ricorso del privato.

Nelle motivazioni: “L’ordinanza impugnata – scrive il collegio giudicante – è carente dei presupposti legittimanti l’adozione delle ordinanze sindacali”.

Non si sarebbe verificata “l’impossibilità” da parte dell’ente “di fronteggiare l’emergenza con i rimedi ordinari”. Il Comune di Tortora, inoltre, non avrebbe fornito “una specifica indicazione del concreto rischio per l’incolumità e salute delle persone che ne giustificherebbe l’adozione” e in particolare l’ordinanza di Lamboglia non fa riferimento ad autonome verifiche alle quali era tenuto. Il comune si è limitato “ad effettuare generiche ed astratte affermazioni di tutela dell’ambiente e della salute pubblica richiamando esclusivamente il decreto di sequestro preventivo”.

E ancora: i giudici si sono convinti del fatto che essendo ferme le attività dell’impianto per effetto della sospensione temporanea del’Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ottenuta dal privato con decreto del dirigente generale del dipartimento Politiche dell’ambiente della Regione Calabria n. 1576 del 24 febbraio 2009, ndr) e con il sequestro penale del sito disposto dall’autorità giudiziaria non c’era “urgenza causata dall’imminente pericolosità che impone l’adozione di un efficace provvedimento straordinario e di durata temporanea”.

Il Tar ha inoltre condannato il Comune di Tortora a pagare 2mila 500 euro di spese processuali.

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