Paola, Roma chiede lumi a Catanzaro sui disservizi sanitari

L'iniziativa del Ministero della Salute dopo l'esposto del comitato Bonavita. La Regione Calabria dovrà dare lumi sui disservizi radiologia e peronsale.

PAOLA – Il Ministero della Salute scrive alla Regione Calabria e pretende che si diano risposte alle carenze segnalate dal comitato Bonavita.

In merito ai problemi rappresentati nell’esposto con il quale il movimento ha illustrato la situazione al ministero e alla procura di Paola sui vari disservizi nell’erogazione delle prestazioni sanitarie il direttore dell’ufficio di programmazione sanitaria, Alessandro Gherardini, considerato che dette funzioni sono attribuite alla regione, chiede lumi all’assessorato e quanto “si riterrà opportuno avviare in merito”.

Il comitato, lo ricordiamo, aveva segnalato la situazione relativa alla radiologia, poi a quanto pare in parte avviata a soluzione. E non da ultimo i problemi riguardanti il personale che rimangono però sul tappeto.

“Rispettosi degli impegni assunti con la comunità – si legge in una nota del Bonavita – vogliamo oggi mostrare un risultato raggiunto con caparbietà. Abbiamo ottenuto, con notevoli difficoltà burocratiche, la realizzazione di un incontro ad alto livello politico-ministeriale. Con la forza dei cittadini di Paola e del comprensorio e senza passerelle politiche, spesso offensive dell’intelligenza e del buon senso della gente. Non è con questa nota che si intende rinnovare il lungo elenco delle manchevolezze, semmai dichiararci difensori di un esistente presente nelle importanti strutture del comprensorio”.

Il comitato spiega poi che “non lasceremo che la storia, come raccontata dal dottor Giancarlo Mantuano nel suo saggio sulla sanità degli ultimi cinquant’anni, cada nel dimenticatoio. Ora non ci resta da aspettare che la regione assolva al proprio dovere di far conoscere le proprie determinazioni rispondendo ad Alessandro Ghirardini che richiede anche la trasmissione per conoscenza al comitato. Staremo a vedere”.

Altri punti salienti messi in risalto dal movimento riguardano i Lea: “Esistono circostanze e realtà come quella del basso Tirreno cosentino, un comprensorio di circa 80mila persone, che impediscono costantemente alle stesse la certezza di quel minimo dei livelli essenziali di assistenza di cui avrebbero assoluto bisogno e diritto senza subirne le drammatiche conseguenze”.

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