Maladepurazione a Paola, la Procura vuole il processo

Antonio Vigliotti, Marcello Forte e Nicoletta Corrado dal Gip ad aprile. Dovranno rispondere di danni all’ambiente.

PAOLA – Fanghi e reflui fognari in libertà, la procura vuole il processo.

Altro pagina nera sull’inquinamento, che si presume non sarà nemmeno l’ultima. Il procuratore capo, Bruno Giordano, dopo la chiusura indagini ha chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio per Antonio Vigliotti, già dirigente responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Paola, Nicoletta Corrado in qualità di amministratore unico e legale rappresentante della società Lao pools Srl (gestore del servizio idrico integrato del Comune di Paola) e Marcello Forte attuale procuratore della Lao pools Srl.

Nel merito è stata fissata già la prima udienza dal giudice per le indagini preliminari. In aula il 15 aprile. Il Gip dovrà quindi decidere se accogliere le accuse formulate dagli inquirenti e procedere per il rinvio a giudizio o meno dei tre indagati.

L’arco temporale delle indagini copre circa due anni. Vigliotti secondo la procura in qualità di dirigente dell’Utc “ometteva di attuare lo smaltimento dei fanghi e la pulizia del tratto di spiaggia antistante il vecchio canale di scarico del depuratore comunale interessato  allo sversamento dei liquami fognari derivanti dall’impianto comunale di trattamento dei reflui urbani sito in località Pantani. In particolare, nel sostituirsi per la mancata rimozione di rifiuti e la pulizia dell’area (procedura in danno) alla società Lao pools Srl, non provvedeva alla rimozione e smaltimento dei fanghi (accumulati in dune) che presentavano caratteristiche di compatibilità con quelli della depurazione nel periodo compreso il novembre 2012 e il febbraio 2014 con conseguenti impatti negativi per la cittadinanza sotto il profilo igienico sanitario e sull’ambiente”.

Corrado (rappresentante della Lao Pools dal 22 luglio 2012 al 22 novembre 2014) e Forte (rappresentante della medesima società dal 23 novembre 2012 al 15 maggio 2014) commettevano invece frode nell’ esecuzione del contratto di appalto per la gestione del depuratore (affidato temporaneamente dal luglio 2012). I due indagati omettevano secondo la Procura: “la gestione ordinaria per come previsto nel capitolato e specificamente facevano sfuggire i reflui fognari mescolati con fanghi della depurazione nel vecchio canale di scarico del depuratore che quindi finivano sulla spiaggia. E inoltre omettevano di smaltire i fanghi derivanti dal ciclo depurativo”.

In poche parole il servizio depurativo risultava del tutto inidoneo rispetto alla sua funzione. I reati contestati sono quelli relativi al danno ambientale, all’omissione di atti di ufficio e alla frode nelle pubbliche forniture.

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