Fannulloni, nella sanità dell’operazione Striscia suona l’allarme

Ricordate l'indagine sull'assenteismo al Capt di Praia a Mare del 2013? Che fine ha fatto? Intanto nella sanità del Tirreno cosentino suonano campanelli d'allarme per i fannulloni.

PAOLA – Vietato allontanarsi dal posto di lavoro e non timbrare il cartellino di persona.

Si preannuncia una stagione di provvedimenti disciplinari nell’ambito dell’Azienda sanitaria della Provincia di Cosenza. Nel mirino sono finiti i dipendenti di uno dei settori pubblici in cui maggiormente si sospettano casi di fannulloneria.

Concetto tornato recentemente d’attualità dopo che lo scorso 20 gennaio il Governo ha approvato il decreto contro i cosiddetti furbetti del cartellino. L’atto del Consiglio dei Ministri prevede licenziamenti lampo e sanzioni pesanti per lavoratori che si assentano ingiustificatamente dal posto di lavoro. E per i dirigenti che non controllano o non prendono provvedimenti, addirittura il carcere.

E allora, tutti sul chi va là. A quanto pare, di recente, circolano negli uffici del distretto sanitario del Tirreno informative rivolte ai dipendenti per ribadire che determinati comportamenti saranno severamente puniti.

Un modo, sperano i contribuenti, per porre un argine ai casi in cui dipendenti statali intascano lo stipendio senza sentire l’obbligo morale di svolgere i propri compiti.

Proprio come aveva ipotizzato qualche anno fa la guardia di finanza per il personale in forza al Capt di Praia a Mare, l’ex ospedale.

Ricordate la vicenda? Era il luglio del 2013 e al termine di complesse indagini la guardia di finanza di Scalea denunciò per truffa aggravata 57 dipendenti della struttura sanitaria. Ripresi da una telecamera nascosta, gli indagati furono sorpresi a strisciare il cartellino per altri lavoratori, in alcuni casi anche per dieci. Per questo motivo all’operazione delle fiamme gialle venne dato il nome di Operazione Striscia. La Procura della Repubblica di Paola chiuse le indagini rapidamente, ad agosto, e la dirigenza dell’Asp preannunciò severe misure.

Ma che ne è stato di quel caso di assenteismo? Ora, a distanza di due anni e mezzo spunta fuori una stranezza. Il procedimento penale è bloccato. Alla notifica dell’avviso di chiusura indagini per tutti e 57 gli indagati non è seguito nessun altro atto. Semplicemente: il caso è fermo. I magistrati non hanno deciso in nessun senso. Non verso una richiesta di rinvio a giudizio né per l’archiviazione.

Secondo il parere dei legali di alcuni indagati, gli inquirenti avrebbero riscontro difficoltà a confermare l’ipotesi accusatoria. Le prove documentali sarebbero riuscite ad accertare irregolarità limitatamente all’aver strisciato i badge elettronici per altri colleghi, ma non anche l’effettiva assenza dei denunciati dal luogo di lavoro. Elemento, quest’ultimo, che costituirebbe il nocciolo del reato di truffa aggravata.

Da un punto di vista amministrativo, invece, risulterebbe che L’Asp abbia avviato nei confronti dei 57 indagati un procedimento disciplinare che però è stato sospeso in attesa delle risultanze della magistratura. Evidentemente anche i vertici amministrativi si sono in qualche modo rifatti al principio legale della presunzione di non colpevolezza.

Di certo il fatto che l’indagine sia entrata in questo cono d’ombra legislativo di quasi tre anni resta una stranezza.

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